28 aprile e 5 maggio 2024 – VISITE GUIDATE STRAORDINARIE ALLA SCOPERTA DI PESACH, LA PASQUA EBRAICA

Domenica 28 e domenica 5 maggio alle ore 11 e alle ore 15 si terranno due tour che attraverso la visita al Ghetto Ebraico di Venezia e ad una sinagoga consentiranno di scoprire una delle principali feste ebraiche.

Doppio appuntamento al Ghetto ebraico di Venezia, primo “ghetto” d’Europa alla scoperta di Pesach. Domenica 28 aprile e domenica 5 maggio, alle ore 11 e alle ore 15, si terranno le visite guidate speciali alla scoperta di una delle principali festività ebraiche.

Pèsach o Pesah, detta anche Pasqua ebraica è una festività che dura otto giorni (sette nel solo Israele) e che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa.

Questa settimana trae origine da un’antica festa per il raccolto delle prime spighe d’orzo e il loro utilizzo per preparare focacce senza lasciare il tempo necessario per il formarsi di nuovo lievito e così ottenere la fermentazione della nuova farina. Il Pesach, quindi, segna il principio della primavera ed è per questi motivi che viene chiamata Chag Haaviv, cioè festa della primavera” e Chag Hamatzoth, “festa delle azzime”.

È anche una delle Shalosh Regalim, le “tre feste del pellegrinaggio”: anticamente, infatti, una parte di quel raccolto veniva portata in offerta al Tempio di Gerusalemme.

La parola Pesach può essere tradotta con il termine “passaggio”, in riferimento a quello che fece l’angelo della morte, la decima piaga, che passò sulle case egizie per ucciderne i primogeniti. Le dimore ebraiche erano riconoscibili dal segno di sangue di agnello sullo stipite della porta, dunque venivano risparmiate.

Quest’anno viene celebrata dal tramonto del 22 al tramonto del 30 aprile.

Come si celebra? Come si prepara la casa per accogliere questa festa così importante? In cosa consiste la ritualità del seder, la cena pasquale, e quali cibi non possono mai mancare sulla tavola? Che cos’è l’Haggadah?

La visita straordinaria prevede un’infarinatura storica riguardo al primo ghetto d’Europa, successivamente verrà affrontato il Pesach, per scoprire la tradizione culinaria ebraica e altre curiosità ed immergersi nel racconto di uno dei momenti fondativi della storia del popolo ebraico, quello in cui è diventato un popolo libero. Il tour si concluderà con la visita guidata alla Sinagoga Sefardita.

Proseguono, inoltre, dalla domenica al venerdì le visite guidate al Ghetto Ebraico di Venezia e ai suoi edifici storici grazie ai tour guidati in italiano e in inglese con partenza ogni ora dalle 10 alle 17.

È possibile prenotare, inoltre, visite private in esclusiva alla Scola Spagnola, alla Scola Levantina, alla Scola Italiana restaurata e riaperta di recente e al midrash Cohanim. Le lingue disponibili sono italiano, inglese, francese, ebraico e spagnolo.

ORARI E PREZZI

Domenica 28 aprile e domenica 5 maggio: su due turni alle ore 11 e alle ore 15

Prenotazioni possibili al numero: 041 5246083 oppure su vivaticket.com

Biglietto intero € 15.00 + € 2.00

Biglietto ridotto € 13.00 + € 2.00

Biglietto nati o residenti a Venezia € 10.00 + € 2.00

I confini dell’alterità – The contours of otherness

I confini dell’alterità

The contours of otherness

Il prossimo 21 aprile 2024 alle ore 18 si inaugura nel Ghetto di Venezia una rassegna di arte contemporanea dedicata ai temi della migrazione e dell’incontro dell’altro da sé. La ricchezza che scaturisce dal confronto è di ispirazione per i 10 artisti internazionali che esporranno in tre diversi spazi all’interno del ghetto cinquecentesco.

Il Museo ebraico di Venezia, in occasione della 60esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2024, Stranieri ovunque/Foreigners Everywhere, propone una mostra sull’esperienza migratoria intitolata I confini dell’alterità / The Contours of Otherness.

La curatela è della Direttrice del Museo ebraico di Venezia, Marcella Ansaldi. La mostra, promossa e organizzata dalla Comunità ebraica di Venezia con Opera Laboratori e Shifting Vision, terminerà il 27 ottobre 2024.

Il tema conduttore dell’esposizione ha un puntuale storico collegamento con l’intera area di Cannaregio dove nacque nel 1516 il Ghetto, quale luogo di confinamento di ebrei, che mai ottennero il diritto di cittadinanza da parte della Repubblica veneziana. L’esperienza culturale lasciata dai numerosi viandanti, stranieri e migranti, ci ha lasciato oggi un esempio di umana convivenza e reciproco arricchimento da cui poter trarre ispirazione.

Stanzialità obbligata, spostamento, fuga, ma anche scelta identitaria, rinnovamento, coscienza e mutamento, sono i temi su cui gli artisti sono chiamati al confronto.

L’esposizione avrà luogo in tre spazi del ghetto: Spazio Ikona, Spazio Lab e Spazio Azzime.

A Spazio Ikona espongono: Danny Avidan, Amit Berman, Jonathan Prince, Elisheva Reva, Flora Temnouche. In Spazio Lab: Lucas e Tyra Morten, Laure Prouvost, Lihi Turjeman, Debra Werblud. Allo Spazio Azzime Yael Toren.

Curatore degli artisti di Spazio Ikona e Spazio Lab la giovane ventinovenne Jemma Elliott-Israelson,mentre per Spazio Azzime Avi Ifergan, con coordinamento e assistenza di Nadia Gheras.

L’esposizione sarà corredata dal catalogo in doppia lingua edito da Sillabe.

I curatori della mostra Marcella Ansaldi, Jemma Elliott-Israelson e Avi Ifergan e gli artisti espositorisono disponibili a rilasciare interviste; contattare allo scopo l’Ufficio stampa: Andrea Acampa a.acampa@operalaboratori.com, al quale possono essere richieste inoltre immagini delle opere ad alta risoluzione.

Gli artisti e le loro opere

DANNY AVIDAN (Giamaica, 1989)

© Courtesy of the artist. Photo by Rosita Pompili

Danny Avidan
Cadmus, 2023
Olio, gesso, pigmento e matita su tela
cm 195 x 180
Prestito dell’artista

© Courtesy of the artist

Con Cadmus l’artista esplora, attraverso la mitica figura di Cadmo, fondatore di Tebe, il tema della migrazione e della nostalgia per un luogo e un tempo vissuti e ormai lontani.

AMIT BERMAN (Israele, 1994)

© Courtesy of the artist. Photo by Guy Hamiel

Amit Berman
A transferable safe space, 2023
Olio su tela
cm 120 x 90
Prestito dell’artista

© Courtesy of the artist

A transferable safe space, è la metafora visiva della tensione tra il bisogno di conservare le proprie radici e l’esigenza di adattarsi a un nuovo contesto.

LUCAS (Svezia, 1995) E TYRA MORTEN (Svezia, 1997)

© Courtesy of the artists and Galeria Philia. Photo by Marina Denisova

Lucas e Tyra Morten
Runa Stool, 2022
Edizione limitata di 3
Stagno colato in sabbia, involucro antico
cm 65 x 45 x 40
Prestito della Galerie Philia

© Courtesy of the artists and Galerie Philia

Gli artisti e designer realizzano un omaggio alla nonna di Lucas, Runa:l , un frammento di tessuto realizzato da Runa durante la sua infanzia diventa lo scheletro scuro di uno sgabello realizzato con oggetti di latta fusi.

JONATHAN PRINCE (USA, 1952)

© Courtesy of the artist

Jonathan Prince
Fissure, 2024
Scultura in acciaio corten / Corten steel sculpture
cm 122 x 137 x 122 cm
kg 495
Prestito dell’artista

© Courtesy of the artist

Fissure è un cubo massiccio, spaccato al centro da un abisso scuro: con quest’opera, l’artista esplora il tema dell’impatto della migrazione sull’identità. Una metafora della disgregazione delle unità familiari, delle culture e dei legami sociali.

LAURE PROVOST (Francia, 1978)

© Courtesy Walker Art Center, Minneapolis. Photo by Gene Pittman

Laure Prouvost
No More Front Tears, 2022
video HD
2:50 min.
Versione 1/3 + 2 AP
Prestito della Kelterborn Collection

© Courtesy of the artist and carlier | gebauer (Berlin/Madrid)

In No More Front Tears l’artista affronta il tema delle migrazioni umane e animali, promuovendo una riflessione sull’importanza di superare le divisioni identitarie e l’idea di confine nazionale, totalmente estraneo al mondo naturale.

ELISHEVA REVAH (Israele, 1991)

© Courtesy of the artist. Photo by Yarden Rokach

Elisheva Revah
Challah, 2024
Video
Versione 1/3 (2 AP)
Prestito dell’artista

© Courtesy of the artist. Photos by Dean Avisar

Nella performance Challah, l’artista ricrea l’atto femminile dell’intreccio del pane dello Shabbat, un’azione che, di generazione in generazione, rinnova un senso di identità.

FLORA TEMNOUCHE (Germania, 1995)

© Courtesy of the artist and Ygaël Attali

Flora Temnouche
Autoportrait, 2024
Olio su tavola
cm 18 x 24
Prestito dell’artista

© Courtesy of the artist

In Autoportrait l’artista cattura l’essenza della preghiera in un gesto di introspezione e raccoglimento: trasportata dal caos esperienziale e emozionale, si ferma in una riflessione in costante trasformazione.

LIHI TURJEMAN (Israele, 1985)

© Courtesy of Lihi Turjeman and Sommer Gallery

Lihi Turjeman
Right-to-left. Top-to-bottom, 2024
Olio e acrilico su tela
182 x 195 cm
Prestito dell’artista e di Sommer Contemporary Art Tel-Aviv/Zurich

© Courtesy of Lorenzo Tassoni

Resti di epigrafi provenienti dalle sinagoghe del ghetto ebraico di Firenze recuperati dagli archivi: in Right-to-left. Top-to-bottom l’artista enfatizza le lacune e le fratture di questi frammenti per riflettere sull’intera storia ebraica segnata dalla peregrinazione e dall’esilio.

YAEL TOREN

© Courtesy of Elisheva Eshkar Baramael

Yael Toren
Pieta, 2016
Animazione 3D, loop
Prestito dell’artista

© Courtesy of the artist

Yael Toren ha quattro le opere in mostra, di cui due video realizzati con animazione 3D. In questi lavori l’artista unisce religiosità e tecnologia, servendosi di quest’ultima per sollevare questioni etiche riguardanti il tema dell’Altro e della sua Alterità. Come un’icona religiosa, Pieta ci spinge a riflettere sul concetto di moralità e sulla condizione umana nel XXI secolo.

DEBRA WERBLUD (USA, 1957)

© Courtesy of Francesco Allegretto.

Debra Werblud
Silent Transformations III, 2021
Incisione a graffito su pellicola di poliestere di recupero, inchiostro per stampanti
194 cm x 98 cm
Prestito dell’artista

© Courtesy of Max Kozloff

In Silent Transformation III l’artista cattura l’essenza dell’esperienza migratoria attraverso la metafora di un sistema di radici culturali: gli intrecci di linee scavano le tracce e le cicatrici del passare del tempo e le evoluzioni della memoria collettiva.

ESAME SCRITTO DI ABILITAZIONE PER GUIDE TURISTICHE E CALENDARIO SECONDO SEMESTRE

Martedì 19 dicembre 2023 alle ore 9,

presso la sede della Comunità ebraica di Venezia (Cannaregio, 1189), le guide turistiche iscritte al corso di abilitazione iniziato lo scorso 26 gennaio, potranno partecipare, prenotandosi entro il 1° dicembre con una mail a ghettoveneziacorsi@operalaboratori.com, ad una prova scritta a domanda aperta che verterà sulle dispense del corso tenuto dal Rav Della Rocca.

La partecipazione è facoltativa ma, in caso di esito positivo, chi ha partecipato a questa prova scritta potrà già ottenere l’abilitazione per l’esercizio della professione all’interno degli spazi di competenza della Comunità ebraica di Venezia.

Informiamo inoltre che è stato stilato il calendario del secondo semestre di lezioni che potranno essere seguite in presenza presso la sede della Comunità ebraica di Venezia oppure online sulla piattaforma Zoom.

L’inizio di tutte le lezioni, della durata di circa un’ora l’una, sarà alle ore 18.45.

Di seguito il calendario completo:

1.   Lunedì 8 gennaio 2024, La storia del popolo ebraico nel rapporto con le altre culture. Venezia e un quadro della presenza ebraica in Italia a cura di Giovanni Levi

2.   Lunedì 22 gennaio 2024, Le Feste ebraiche a cura del Rav Alberto Sermoneta

3.   Lunedì 5 febbraio 2024, Cosa è una Sinagoga e che differenza sussiste con una chiesa sia da un punto di vista religioso che come spazio fisico a cura del Rav Alberto Sermoneta

4.   Lunedì 4 Marzo 2024, I rituali e i riti delle funzioni nella religione ebraica a cura del Rav Alberto Sermoneta

5.   Lunedì 25 Marzo 2024, Studio e analisi dei manufatti conservati presso il Museo Ebraico di Venezia a cura di Marcella Ansaldi

6.   Lunedì 8 Aprile 2024, Il Ghetto di Venezia nel contesto storico-artistico della città a cura di Marcella Ansaldi

7.   Lunedì 6 Maggio 2024, Usi e tradizioni della cultura ebraica a cura di Clelia Piperno e Dario Calimani

8.   Lunedì 3 Giugno 2024, La cucina ebraica e la kasherut a cura di Clelia Piperno

9.   Lunedì 10 Giugno 2024, Cosa si aspetta  la Comunità ebraica di Venezia dalle guide che accompagnano  i visitatori all’interno del Ghetto e dei suoi edifici? a cura di Dario Calimani

 

Oltre a queste lezioni verrà effettuata una “uscita sul campo” con una visita delle Sinagoghe riservata ai partecipanti del corso.

Alla fine del corso, tutti gli iscritti sosterranno l’esame di abilitazione che consisterà in una prova scritta sulle lezioni del Rav. Della Rocca ed una orale sulle lezioni del secondo semestre.

VISITA GUIDATA STRAORDINARIA ALL’ANTICO CIMITERO EBRAICO DI VENEZIA

Venerdì 20 ottobre 2023 sarà possibile accedere straordinariamente in questo luogo di grande fascino e memoria al Lido di Venezia con un tour alle ore 12. Continuano i percorsi di visita al Ghetto Ebraico di Venezia in italiano e inglese

Riaprirà straordinariamente venerdì 20 ottobre l’antico Cimitero Ebraico al Lido di Venezia. La Comunità ebraica di Venezia in collaborazione con Opera Laboratori propone una visita guidata, su prenotazione, alle ore 12 per scoprire un luogo ricco di grande fascino e di memoria, uno dei cimiteri più antichi al mondo, tra le prime testimonianze della presenza ebraica nella città lagunare. 

Nel 1386 il doge Antonio Venier concesse ad un nucleo di famiglie ashkenazite un vasto appezzamento di terreno di circa seimila metri quadri presso San Niccolò di Lido, isolato e fuori dai confini della città, da destinare a loro luogo di sepoltura.

Una storia, cadenzata nei secoli da costruzioni di importanti lapidi alcune delle quali ci raccontano ancora oggi delle vite di molte persone illustri. 

Il cimitero si trova infatti vicino alla bocca di porto e in tempi di guerra era spesso attraversato dalle truppe che non solo danneggiavano le lapidi, ma si accampavano all’interno degli spazi cimiteriali arrecandone distruzioni. In epoca napoleonica venne poi utilizzato anche come cava e moltissime pietre tombali servirono per ricostruire il forte di San Nicolò e come basamento per i cannoni puntati verso il mare.

Malgrado queste parziali distruzioni il luogo ancora nell’Ottocento incantò, con la sua atmosfera carica di romantica memoria storica, poeti e letterati come Goethe, Byron e Shelley che non mancarono di visitarlo durante i loro soggiorni a Venezia. 

Ancora oggi il cimitero ebraico del Lido si offre ai visitatori con grande fascino e un’atmosfera che sembra aver sospeso il tempo in una memoria eterna che appartiene a tutti. Molte le lapidi recuperate infatti e più di mille, databili tra il 1550 e il primo Settecento, quelle catalogate grazie a un complesso lavoro di restauro finanziato da risorse pubbliche e private.

Il costo per la visita guidata, incluso il diritto di prenotazione è di 

€ 14,00 a persona

€ 12,00 per i bambini dai 6 anni in su e gli studenti fino ai 26 anni di età

€ 9,00 riservato ai veneziani di nascita e/o di residenza

Per info e prenotazioni:

+ 39 055 2989815 – ghettovenezia@operalaboratori.com

COME RAGGIUNGERE IL CIMITERO AL LIDO DI VENEZIA: Linee 5.1, 5.2, 20 (fermata Lido S.M.E., pontile A)

Linee 5.1, 5.2, 6 (fermata Lido S.M.E., pontile B)

Linee 14, N (fermata Lido S.M.E., pontile C)

Linee 1, 10, N (fermata Lido S.M.E., pontile D)

Linea 10 (fermata Lido S.M.E., pontile E)

Linea 14 (fermata Lido S. Nicolò M/N)

Linea 17 (fermata Lido S. Nicolò N/T)

Autobus linea A

“10 SETTEMBRE 2023 – GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA: LA BELLEZZA”

Il tema della Giornata della Cultura Ebraica di quest’anno è la Bellezza e non è difficile coniugare questo termine con Venezia e con il suo Ghetto cinquecentesco.

Vorremmo però provare a pensare quante sfaccettature può avere il bello e il suo riflesso sull’inconscio umano.

Per l’occasione apriamo molti luoghi del Ghetto e ne offriamo la gratuità d’accesso con l’intento di rendere fruibile la bellezza della diversità, attraverso momenti di condivisione della cultura ebraica.

MERCANTI E STRACCIAIOLI DEL GHETTO DI VENEZIA

Dal 2 maggio al 30 agosto l’esposizione realizzata dalla Comunità Ebraica di Venezia, dal Museo ebraico e da Opera Laboratori

È un filo di seta che accomuna i tre manufatti d’uso liturgico familiare e sinagogale esposti in mostra. Un filo con una dimensione fisica, ma anche un prezioso filo spirituale.
Un filo sottile ma forte come nessun altro, un filo che sopravvive di generazione in generazione, un filo che racconta il passato al futuro, un filo che esposto alla luce risplende in decine di sfumature.

Anat Yadin Shriki

Tre secoli di storia raccontati attraverso manufatti tessili. La mostra “Mercanti e stracciaioli nel Ghetto di Venezia”, a cura del direttore del Museo Ebraico di Venezia, Marcella Ansaldi, nasce in occasione di un importante intervento di restauro conservativo offerto da Opera Laboratori e realizzato con grande maestria nei laboratori toscani, sotto il vigile coordinamento della responsabile del Laboratorio di restauro tessile, Carla Molin Pradel e documentato nel catalogo edito da Sillabe. 

Dal 2 maggio al 30 agosto in Campo di Ghetto Novo, nello spazio Ikona Gallery un’esposizione, quella voluta dalla Comunità Ebraica di Venezia, che vuole essere una finestra aperta sulla vita quotidiana del Ghetto di Venezia attraverso la sua storia. Sullo sfondo c’è la Repubblica Serenissima, che emana leggi e regola la vita dei veneziani e degli stranieri presenti in città. Tra gli stranieri ci sono gli ebrei, rinchiusi nel ghetto dal 1516. 

Già a partire dal 1400 nel sestiere di Cannaregio sono fiorite molte attività artigianali, tra queste quella dei Testori da seda, cioè dei tessitori di sete, che intrecceranno interessanti rapporti commerciali con gli ebrei del ghetto. Nel 1600 nascono molte botteghe, prima in Ghetto Novo e poi in Ghetto Vecchio. 

A metà del Settecento Venezia conta 795 tessitori, di cui l’84% vive nel sestiere di Cannaregio. Il Ghetto è circondato da ogni lato da centinaia di botteghe di Testori, i tessitori cristiani. Le officine sono situate nelle soffitte delle case, in quelle con molte finestre dove si può lavorare alla luce del sole e distinguere i tanti colori dei filati. Agli ebrei non era concesso tessere, potevano solo vendere le strazze, ma, nonostante la legge, molti artigiani ricevono ordinazione di merce dai mercanti ebrei del Ghetto. 

Il Ghetto di Venezia è stato teatro di una esperienza esistenziale senza uguali, dove la sopravvivenza economica degli ebrei è strettamente connessa ai mestieri loro concessi o imposti. La mostra percorre questi intrecci di storie offrendo la possibilità di vedere tre preziosi tessuti inediti, qui esposti dopo un accurato restauro a cura di Opera Laboratori.

Con Opera Laboratori – spiega Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica di Venezia – abbiamo avviato una collaborazione illuminata e preziosa che, con questa mostra di preziosi tessuti legati alla liturgia ebraica e ora restaurati nei loro laboratori fiorentini, presenta il primo frutto di un percorso culturale che porta a conoscenza del pubblico opere d’arte finora rimaste nascoste nei depositi museali”.

Quando si pensa al Ghetto di Venezia – precisa Marcella Ansaldi, curatrice della mostra e direttore del Museo Ebraico di Venezia – e alla vita quotidiana che si svolge al suo interno, si stenta a immaginare il fervore artistico della città in pieno Rinascimento: Gentile e Giovanni Bellini, Carpaccio, Tiziano, Tintoretto, Veronese, solo per citare dei colossi, ritraggono scene della Torah e talvolta rappresentano gli ebrei, senza mai apparentemente incontrarli o conoscerli. Vittor Carpaccio quando ritrae Venezia e il suo splendore, pare estraneo all’operazione socio-economica, ma soprattutto umana, che la città sta vivendo in quegli anni: la fondazione del Ghetto”. 

“La collaborazione con la Comunità ebraica di Venezia – aggiunge Beppe Costa, presidente di Opera Laboratori – sta dando i suoi frutti. Quando abbiamo intrapreso, a gennaio scorso, questo cammino condiviso l’abbiamo fatto consapevoli del valore di un luogo storico come il primo ghetto d’Europa. Questa mostra ci vede al fianco della Comunità ebraica di Venezia, per l’allestimento, la comunicazione, la stampa del catalogo oltre che per un complesso e delicato intervento di restauro su alcune delle opere esposte. Siamo sempre più convinti di poter contribuire con la nostra professionalità alla valorizzazione delle collezioni del Museo Ebraico di Venezia che dopo secoli di storia, ancora oggi, parlano al cuore oltre che agli occhi di tantissime persone”.

Per info e prenotazioni

tel. + 39 055 2989815
e- mail
ghettovenezia@operalaboratori.com

Ufficio stampa

Opera laboratori

Andrea Acampa, tel. 055290383 – cell. 3481755654, a.acampa@operalaboratori.com