Il museo ebraico di Venezia nasce nell’immediato dopoguerra, pensato come segno di nuova fiducia verso il futuro dell’ebraismo e della dignità umana. Alcuni membri della Comunità veneziana, sopravvissuti agli orrori della Shoà, si sono impegnati per organizzare il primo museo ebraico d’Italia: due stanze di un locale attiguo alle tre Sinagoghe più antiche del Ghetto – Sinagoga Tedesca, Sinagoga Canton e Sinagoga Italiana – sono state arredate con i tesori salvati dalla barbarie nazifascista. Si trattava di oggetti in argento usati per il culto e tessuti antichi, qualche foto e nessun accenno agli anni tragici appena passati. 

Nessuno osava pronunciare la parola “fascismo”, né tanto meno inneggiare il fascismo o il nazismo, sembrava un capitolo chiuso di una atrocità inimmaginabile.

Oggi il museo ebraico, attorno a quelle due stanze si è ingrandito e grazie all’enorme restauro in corso, raddoppierà la sua superfice. Le tre Sinagoghe cinquecentesche saranno visitabili attraverso un percorso museale che permetterà di vedere favolosi esempi di argenteria veneziana, un arredo tessile unico al mondo, un patrimonio librario rarissimo. Il museo sarà soprattutto fatto di storie di persone, di testimonianze dei cinquecento anni vissuti dalla minoranza ebraica in città, dei compromessi politici con la Repubblica Serenissima, dei divieti, delle condotte (permessi di residenza temporanea), delle attività culturali sempre al centro della vita dentro e fuori dal ghetto, e di molto altro.

Il museo, la cui importanza è nota a livello internazionale, sarà dedicato in particolare ai giovani, con linguaggi rinnovati in cui il vero protagonista sarà il visitatore.

Il patrimonio conservato dalla Comunità ebraica di Venezia e presto esposto al museo è unico al mondo. Per diverse fortunate circostanze, gli oggetti per la maggior parte veneziani, provengono direttamente dalle cinque sinagoghe – Tedesca, Canton, Italiana, Levantina e Spagnola – e dalle tre case di studio rimaste intatte dall’istituzione del ghetto nel 1516 a oggi.

Gli argenti, oltre ai pregi artistici e alle abilità artigianali, contengo iscrizioni con nomi e dediche del donatore, membro della sinagoga che frequentava. Questi nomi rappresentano oggi un vero proprio archivio anagrafico indispensabile per attestare le fonti storiche e ricostruire storie di famiglie, i cui cognomi possono documentare la radice ebraica di molte persone.

Le stamperie veneziane, da sempre frequentate dagli ebrei nonostante le limitazioni e i divieti imposti, hanno prodotto volumi, oggi rarissimi, che potranno finalmente essere esposti al pubblico.

L’arte del ricamo e della seta, fonte di sostentamento di molte famiglie ebraiche nel Veneto del Seicento, sarà raccontata nel museo attraverso esempi di broccati, sete, velluti e organze meravigliosamente lavorate, testimoni di un mondo femminile attivo e organizzato.

STORIA DEL MUSEO EBRAICO DI VENEZIA E DEI SUOI TESORI

Uno dei più importanti musei ebraici in Italia per la ricchezza e la qualità delle collezioni. Ne è in corso un ambizioso restauro che consentirà una visita indimenticabile.
Vi terremo aggiornati in vista del traguardo con nuove immagini e informazioni sul procedere dei lavori.

IL MUSEO EBRAICO DI VENEZIA

Il museo ebraico di Venezia nasce nell’immediato dopoguerra, pensato come segno di nuova fiducia verso il futuro dell’ebraismo e della dignità umana. Alcuni membri della Comunità veneziana, sopravvissuti agli orrori della Shoà, si sono impegnati per organizzare il primo museo ebraico d’Italia: due stanze di un locale attiguo alle tre Sinagoghe più antiche del Ghetto – Sinagoga Tedesca, Sinagoga Canton e Sinagoga Italiana – sono state arredate con i tesori salvati dalla barbarie nazifascista. Si trattava di oggetti in argento usati per il culto e tessuti antichi, qualche foto e nessun accenno agli anni tragici appena passati. 

Custodie per i rotoli della Torah. Prov. Corfù sec. XVIII. Legno dipinto con dorature

Atarah, corona per i rotoli della Torah, argento, manifattura veneziana, inizio del XVIII° secolo

Custodie per i rotoli della Torah. Prov. Corfù sec. XVIII. Legno dipinto con dorature

Atarah, corona per i rotoli della Torah, argento, manifattura veneziana, inizio del XVIII° secolo

Custodie per i rotoli della Torah. Prov. Corfù sec. XVIII. Legno dipinto con dorature

 

Atarah, corona per i rotoli della Torah, argento, manifattura veneziana, inizio del XVIII° secolo

NESSUNO OSAVA PRONUNCIARE LA PAROLA “FASCISMO”

né tanto meno inneggiare il fascismo o il nazismo, sembrava un capitolo chiuso di una atrocità inimmaginabile.

Oggi il museo ebraico, attorno a quelle due stanze si è ingrandito e grazie all’enorme restauro in corso, raddoppierà la sua superfice. Le tre Sinagoghe cinquecentesche saranno visitabili attraverso un percorso museale che permetterà di vedere favolosi esempi di argenteria veneziana, un arredo tessile unico al mondo, un patrimonio librario rarissimo. Il museo sarà soprattutto fatto di storie di persone, di testimonianze dei cinquecento anni vissuti dalla minoranza ebraica in città, dei compromessi politici con la Repubblica Serenissima, dei divieti, delle condotte (permessi di residenza temporanea), delle attività culturali sempre al centro della vita dentro e fuori dal ghetto, e di molto altro.

Tenda a copertura dell’Arca Santa (Parochet), velluto su fondo di raso, il tessuto proviene da una stola da procuratore, Venezia, sec XVI

Manto da preghiera finemente ricamato appartenuto al circoncisore (Moel) Jacob Vita Vivante.  Venezia,prima metà XVIII sec.

Tenda a copertura dell’Arca Santa (Parochet), velluto su fondo di raso, il tessuto proviene da una stola da procuratore, Venezia, sec XVI

 

Manto da preghiera finemente ricamato appartenuto al circoncisore (Moel) Jacob Vita Vivante.  Venezia,prima metà XVIII sec.

 

Tenda a copertura dell’Arca Santa (Parochet), velluto su fondo di raso, il tessuto proviene da una stola da procuratore, Venezia, sec XVI

Manto da preghiera finemente ricamato appartenuto al circoncisore (Moel) Jacob Vita Vivante.  Venezia,prima metà XVIII sec.

Il museo, la cui importanza è nota a livello internazionale, sarà dedicato in particolare ai giovani, con linguaggi rinnovati in cui il vero protagonista sarà il visitatore.

Il patrimonio conservato dalla Comunità ebraica di Venezia e presto esposto al museo è unico al mondo. Per diverse fortunate circostanze, gli oggetti per la maggior parte veneziani, provengono direttamente dalle cinque sinagoghe – Tedesca, Canton, Italiana, Levantina e Spagnola – e dalle tre case di studio rimaste intatte dall’istituzione del ghetto nel 1516 a oggi.

 

Candeliere per la festa di Hannukià, porta l’iscrizione “Sarà onore in questa casa, 1736”, lamina d’argento, Venezia

 

 

Shaddai, portafortuna, argento, Venezia XIX sec. 


Oggetto molto popolare soprattutto tra gli ebrei del bacino del Mediterraneo, usato come dono benaugurale da porre sopra le culle dei neonati, con iscrizioni e preghiere incise sulla lamina d’argento

 

Candeliere per la festa di Hannukià, porta l’iscrizione “Sarà onore in questa casa, 1736”, lamina d’argento, Venezia

Shaddai, portafortuna, argento, Venezia XIX sec. 

Oggetto molto popolare soprattutto tra gli ebrei del bacino del Mediterraneo, usato come dono benaugurale da porre sopra le culle dei neonati, con iscrizioni e preghiere incise sulla lamina d’argento

Candeliere per la festa di Hannukià, porta l’iscrizione “Sarà onore in questa casa, 1736”, lamina d’argento, Venezia

Shaddai, portafortuna, argento, Venezia XIX sec. 

Oggetto molto popolare soprattutto tra gli ebrei del bacino del Mediterraneo, usato come dono benaugurale da porre sopra le culle dei neonati, con iscrizioni e preghiere incise sulla lamina d’argento

Gli argenti, oltre ai pregi artistici e alle abilità artigianali, contengo iscrizioni con nomi e dediche del donatore, membro della sinagoga che frequentava. Questi nomi rappresentano oggi un vero proprio archivio anagrafico indispensabile per attestare le fonti storiche e ricostruire storie di famiglie, i cui cognomi possono documentare la radice ebraica di molte persone.

Le stamperie veneziane, da sempre frequentate dagli ebrei nonostante le limitazioni e i divieti imposti, hanno prodotto volumi, oggi rarissimi, che potranno finalmente essere esposti al pubblico.

L’arte del ricamo e della seta, fonte di sostentamento di molte famiglie ebraiche nel Veneto del Seicento, sarà raccontata nel museo attraverso esempi di broccati, sete, velluti e organze meravigliosamente lavorate, testimoni di un mondo femminile attivo e organizzato.